Prova di Drahthaar alla tedesca
Di Marco Prandini e Sabine Middelhaufe

Il fine settimana del 29./30. marzo 2008 nove giudice tedeschi e un gruppetto organizzativo fece il lungo viaggio dalla Germania a Mirandola, in provincia di Modena, per valutare 15 Drahthaar intorno ai 12 mesi d'età, tutti tranne uno allevati e addestrati in Italia. In effetti, fra il gruppo VDD (Verein Deutsch Drahthaar) Baviera Nord e il Club Italiano Drahthaar da anni esiste un legame amichevole e uno scambio vivace, che, ci auguriamo, faccia da buon esempio per i Kurzhaaristi in Italia come per i Braccofili o Spinonisti in Germania, poiché sapere come una razza viene utilizzata e giudicata in patria è indispensabile per la conoscenza e la selezione della razza in questione.
Ma torniamo dal Drahthaar e sentiamo Marco Prandini, appassionato del Bracco tedesco a pelo forte e anima del club italiano che da sempre in veste di organizzatore dell'evento partecipò sin dall'inizio anche alla terza edizione della prova giovane ossia la Verbandsjugendprüfung (VJP).

Marco, che in Italia si fa la VJP alla tedesca è dovuto quasi esclusivamente a te. Ci puoi raccontare il come e perché?
Sono consigliere del Club Italiano Drahthaar ormai da 4 anni e sono delegato dallo stesso ad organiz-zare l’unica V.J.P. italiana fin dalla sua nascita (tre anni fa). Era il 1. di Aprile del 2006 quando ri-uscii a mettere insieme per la prima volta questa prova giovani, non senza ostacoli e dubbi da parte dei soci e dei cacciatori del mio paese che temevano un eccessivo disturbo della selvaggina. Erano anni che se ne parlava ma nessuno si era assunto questo impegno, ora rimaneva da trovare il posto adatto e far sì che la stessa venisse riconosciuta anche nella madre patria d’origine. Contattando i signori giu-dici tedeschi che ci avevano onorato della loro presenza in altre manifestazioni come il raduno nazion-ale di Nonantola, si presero accordi affinché, se ci fossero stati i requisiti minimi obbligatori, la pro-va stessa venisse omologata anche in Germania. Così è stato e la V.J.P. di Mirandola è da considerarsi ormai come una delle prove di calendario del gruppo regionale del Nordbayern. Va ricordato che tutto il direttivo del Club partecipa in maniera più o meno concreta allo svolgimento della prova.


Concorrenti in attesa alla VJP di Mirandola 2008. Foto: Paolo Andrea Sangiorgi. Foto iniziale: Mira. Foto: Paolo Andrea Sangiorgi

Sappiamo che le prove di lavoro per il Drahthaar in Germania sono piuttosto severe. C'era forse un po' di timore fra gli organizzatori e partecipanti italiani di trovarsi davanti subito nove giudici tedeschi?
Non ti dico il timore della prima edizione, ancora adesso nella serata precedente l’arrivo dei signori giudici non dormo e salto nel letto tutta la notte tenendo sveglia mia moglie, se poi consideri che mi sono avvicinato da poco a questo mondo potrai capire come agli inizi tutto fosse abbastanza nebuloso e incerto per uno come me. Tra l’altro devo gestire l’aspetto logistico sia dei giudici che dei numerosi accompagnatori al seguito, che sono peraltro sempre i benvenuti, le doverose autorizzazioni provin-ciali, gli accompagnatori sul campo, localizzare le zone, gli sparatori (a salve), il programma serale antecedente la prova etc. La prima edizione non mi ha visto come partecipante attivo, in quanto, pur avendo una cagna già predisposta e addestrata, temevo che qualcosa non andasse per il verso giusto e ho preferito rimanere libero a disposizione dei concorrenti e dei giudici… Quasi tutti i primi parteci-panti di queste edizioni erano consci di quello che li avrebbe attesi perché già frequentavano questo tipo di prove in Germania e si sono presentati tutti doverosamente preparati all’appuntamento. Io sono andato quindi a mia volta in Germania a sostenere la VJP nel paese di Gerolfingen alla fine di Aprile del 2006 arrivando ad essere promossi con punti 75 in mezzo ad altri 40 DD…ottimo risultato per un neofita come me e bellissima esperienza.

Quali differenzi hai notato fra la prova alla tedesca e le solite prove italiane?
E’ mia profonda convinzione che le prove tedesche siano veramente utili e formative rispetto a quella che diverrà poi la vita venatoria del
nostro ausiliare, non è tutto finalizzato alla ferma e alla cerca come avviene in Italia, ma saggiano con perizia quello che è il patrimonio “da vero cacciatore” del cane

mettendolo a confronto con le tante occasioni che giornalmente possono capitare in campagna e riuscire poi a cogliere tutti i frutti che la natura ci offre. Il risultato di questo è doverosamente portato a conoscenza di tutti per un futuro allevamento e non per il solo buon nome dell’ addestratore o allevatore di turno. Se prendi un volume dello Zuchtbuch vedrai tantissimi nomi di cani che hanno superato le prove, statistiche, qualche foto in cui è ritratto solo l’esemplare in questione ma pochissimi nomi di uomini, questo a significare quanto sia importante il cane sopra tutto e tutti. Un metodo di selezione quello tedesco, di cui la VJP fa parte, improntato su un ob biettivo comune, il Deutsch Drahthaar, di cui tutti devono sapere pregi e difetti per un bene allevatoriale futuro…e questo se permetti è molto lontano (purtroppo) dal nostro concetto di allevamento.

Sgancio di Mira. Foto: Paolo Andrea Sangiorgi
E il concetto italiano come sarebbe?
Non esiste un unico vero metodo italiano di caccia e di selezione. Pensa quanti tipi di caccia esistono in Italia e quanti sono i modi di affrontarli secondo ogni cacciatore italiano. Ad esempio la provincia in cui vivo, comprende la pianura più bassa 18 mt s.l.m. ( Mirandola), la collina e la montagna 2.165 mt.s. l.m. (monte Cimone), tenendo in considerazione le tre varianti importanti per lo svolgimento delle azio-ni venatorie che sono Territorio (orografia), Colture (coltivazioni) e Selvaggina (tipi diversi di selva-tici). Difficile trovare persone che insidino alla stessa maniera le anatre e le lepri della pianura, così come la beccaccia nei boschi o le pernici in montagna, per non parlare della selvaggina migratoria ca-cciata da capanno...allodole, tordi, pavoncelle, quaglie...tutti diversi e tutti diversamente cacciati. Pensa che in certe regioni dopo i primi giorni dell'apertura non si trovano più fagiani...mentre da noi si riescono ad incarnierare fagiani selvaticissimi fino alla fine stagione, per non parlare dei professioni-sti della beccaccia o delle quaglie, animali che da noi sono poco insidiati, mentre sono l’unica realtà in altre zone. Ora, quale sarà il metodo di caccio italiano...? Quale possiamo prendere ad esempio per identificarlo come unico?
Per quanto riguarda invece l'allevamento questo è molto (forse troppo) vincolato alle "gare" che oltre al prestigio di certi esemplari, servono a dar visibilità all'allevatore o all'addestratore.
Questo benedetto fermo al frullo...così importante nelle gare, è un metodo di selezione mutuato dalla vecchia Inghilterra dove i vari Setter e Pointer erano serviti poi dai retriever nel riporto o recupe-ro. Il tutto in pianure (moors) con il giusto vento e con selvatici che reggevano...ora a caccia in Italia (se togliamo le Aziende Faunistico Venatorie) dove pensi di poter mettere il cane a vento...in un piano, con selvatici che reggono e colture che aiutano in questa azione?

Relazione Mira. Foto: Paolo Andrea Sangiorgi
Pensa che in queste prove/gare solo pochi partecipanti sono stati testati per la displasia e nessuno
guarda loro i denti...Poi se pensiamo all'allevamento...se acquisti un cucciolo cosa riesci a sapere dei genitori, dei fratelli di cucciolata, delle predisposizioni, dei difetti...che sempre si celano dietro ogni cucciolata in ogni parte del mondo..? Nessuno sa un bel nulla di niente, visto che non esiste un registro pubblico di allevamento, dove tutti possono leggere quello che è un cane, da dove è venuto e dove sta andando. Spesso non esiste una vera programmazione allevatoriale quanto piuttosto il desiderio di vendere cuccioli ...in qualsiasi periodo tu telefoni a certi allevatori...questi avranno sempre... sempre un cucciolo da venderti. Hai capito cosa intendo? Difficilmente ti diranno di essere momentaneamente sforniti e di richiamare eventualmente tra sei mesi, perché ha in previsione una cucciolata particolare. Come ti dicevo siamo vittime del boom demografico di cuccioli e della ns. voglia di acquistarli “subito”, senza voler offendere nessuno (non è certo mia intenzione) ma temo che la quantità vada a scapito della qualità... pensa se proponessi di contingentare a 6 il numero di monte annuali di certi campioni (come avviene nei d.d.)…scoppierebbe una guerra…e io che sono un piccolissimo amante della razza, probabilmente dovrò percorrere più di 2000 km per ricercare il maschio che mi convince e che può passare per la mia cagnetta arrivando a darmi un buon risultato in allevamento.

Tell. Foto: Sabine Middelhaufe
Potresti, in dettaglio, spiegare ai profani quali capacità i giovani Drahthaar dovevano dimostrare a questa prova?
Una vita lavorativa, quella cui vengono sottoposti i deutsch drahthaar, scan-dita da esami e promozioni, molto si-mile a quella scolastica e che porterà ad essere pronti e preparati ad af-frontare, oltre il palcoscenico, la vera quotidiana avventura venatoria della caccia. Un cane che avrà superato con successo le prove che prevedono, piste su selvaggina da pelo, cerche ragiona-te, ferme sicure, riporti da manuale e recuperi sul terreno e nell’acqua pro-fonda, oltre alle valutazioni sul piace-re al lavoro e collegamento con il con-duttore, potrà definirsi un cane vera-mente completo e saprà dimostrarsi sul campo come nella vita di tutti i
giorni. Criteri saldamente ancorati a regole ferree e concatenati tra loro, pur con valenze diverse, che vengono utilizzati ad evidenziare le doti intrinseche del nostro ausiliare, quel famoso bagaglio genetico che sta alla base di ogni selezione di razza e che deve essere salvaguardato nel tempo, così come lo vollero quelle menti geniali che lo crearono più di 100 anni fa.
- Spur (pista su lepre) dove il cane una volta portato sul luogo da dove era partita la lepre, pur non avendola vista, doveva dar atto ad una pista/traccia con naso a terra per un tratto abbastanza lungo, utilizzando (questo riconosciuto come pregio) anche la voce.
- Nase (potenza olfattiva) questo è un requisito importante, insieme alla pista, viene valutato a se-guito del comportamento del cane sulle tracce e sulle ferme.
(Queste due primi punteggi devono essere moltiplicati per due essendo considerati di maggior difficoltà) .
- Suche (cerca) che deve essere accorta e ragionata in relazione al tipo di terreno, coltivazioni e sel-vaggina.
- Vorstehen (ferma) sicura e determinata
- Führigkeit (collegamento con il conduttore) ultima ma non per questo meno importante, questa dote viene valutata con interesse dai giudici, in quanto il nostro esemplare di Deutsch Drahthaar dovrà dimostrare fin da subito una innata devozione e un desiderio esplicito di collaborazione con il proprio conduttore.

Visto che tutto a i suoi due lati, c'è qualcosa nel condurre e giudicare il DD secondo le regole tedesche che secondo la tua esperienze non si fa applicare in Italia o sarebbe comunque contrapproduttivo?
Non vedo controindicazioni nell’andare a caccia in maniera più etica e convivere giornalmente con quella che è la nostra grande passione, ma non può esistere un vero confronto con realtà così diverse…partendo dalla gestione delle riserve, del territorio, delle colture e della selvaggina…e con il mondo agricolo.


Relazione finale
. Foto: Paolo Andrea Sangiorgi

Il vincitore di cerca con 77 punti fu Fabrizio G. Crabbio con il suo Titan di Costa Rubea. Se-condo posto, anche lui con 77 punti, per Francesco Bini con Bianca. Terzo posto con 76 punti per Mauro Artuso con Cisko del Carn. Era un risultato soddisfacente per il club italiano?
Lo scrivente dell’articolo sul Deutsch Drahthaar Blätter ha messo solo i nomi dei cani che hanno ottenuto il punteggio di promozione più alto, ma tutti i cani di questa edizione sono stati promossi pur con votazioni differenti. Considera questo una delle grandi diversità tra le due culture cinofile, non esistono premi e non esiste una classifica intesa come criterio primeggiante per conduttori e cani. Solo promossi o non promossi…a tutti lo stesso riconoscimento, la vera difficoltà consiste nello superare l’esame. Tutti i partecipanti si possono considerare soddisfatti anche perché i giudici di ogni singolo gruppo, prima della votazione finale, si sono resi disponibili a ogni chiarimento, purché richiesto sul posto… o taciuto per sempre. A seguito della stesura della classifica generale è doveroso trarre alcune conclusioni sul lavoro dei cani presentati considerando in particolare quello di più esemplari della stessa cucciolata. Ottime valutazioni per la cucciolata “T” (Hexe di costa Rubea x Graf di Costa Rubea), di proprietà dell’allevamento Costa Rubea con i cani Titan e Thea, condotti magistralmente da Fabrizio Crabbio e Matteo Cerri. Più che buona la conferma lavorativa per i cani “Nonatula” con due cucciolate “ T” (Bess di Costa Rubea x Paco v. Vilsufer) e “U” (Caty v. Oestergund x Nonatula Axel), sono risultati in buona posizione nella classifica dei promossi sia con i cani Tyson e Taina, condotti dall’allevatore Gino Fortini e da Claudio Cerruti che con Ute e Urs, condotti da Riccardo Menzaghi e dal sottoscritto. Ottimo anche il riscontro in termini di voti per le cucciolate “A” (Orma del Zeffiro x Nero v. Liether-Moor) e “B” (Edda del Zeffiro x Odin del Zeffiro) dell’allevatore Maurizio Pagin, sia con Afra condotta dallo stesso che per Bianca, Brenda e Bruno, presentati dal “vecchio drahtharista” Francesco Bini e da due nuove leve, Vito Carabotta e Massimo Vettori, tutti con punteggi piuttosto rilevanti, difficilmente riscontrabili in VJP. Buoni i risultati ottenuti dai soggetti dell’allevamento “v. Gheller” con i cani Wothan e Reif, promossi con voti di 72 e 66. Davvero interessanti anche i punteggi ottenuti da Cisko dei Cam, ultimo ad essere iscritto, ma rivelatosi poi gradita sorpresa nel lavoro sul campo e da Honda condotta da Battista Magna, un non più giovane conduttore che, abbandonando le gare, si è rivolto come neofita a questo tipo d’esami; unica “tedesca” tra gli italiani Zenzi v. Stadtgraben condotta da Daniele Zerbini anche lei promossa con buoni voti.


Controllo dei denti.
Foto: Marco Prandini

Quando una razza si stabilisce all'estero c'è sempre il discorso dell'adeguarsi alla nuova situ-azione che il paese presenta. Secondo te, un allrounder come il DD corre il rischio in Italia di trovare la sua versatilità ridotta per causa di una realtà venatoria piuttosto diversa da quella tedesca?
Certo… nella specializzazione venatoria. Un cane che fa della sua polivalenza la sua vera natura rischia di essere troppo ridimensionato nella caccia ad un solo selvatico o un particolare unico tipo di caccia. E’ bene ricordare che il DD. è l’unico vero specialista nella poliedricità delle azioni venatorie. Un Deutsch Drahhaar ha una matrice importantissima e con la quale tutti dovrebbero rapportarsi prima di sceglierlo come razza.“Dal lavoro verso il tipo” facendosi riconoscere ed apprezzare solo attraverso queste tante qualità, un DD che non dimostra tutte, dico tutte, le molteplici azioni che un cane così costruito DEVE saper svolgere, -- non lo si può definire un vero DD. Sarebbe bene chieder-si perché tarpare le ali o ridimensionare coattivamente le predisposizioni alla pista o all’acqua di un DD, quando esistono altre razze che non necessitano di tali costrizioni e svolgono egregiamente la loro mansione di cane solo da ferma. Insistendo così tanto con questo tipo di selezione si è costruito un cane particolare nello svolgere il lavoro “venatorio”, dovremmo considerare maggiormente tale costru-zione genetica per non farne i conti dopo e cercando di modificare piuttosto che scegliere.

L'esperienza di Mirandola è un evento che si spera di ripetere o non vale la pena, tanto in Italia ognuno fa come gli pare?
Spero di continuare anche se ciò significa qualche notte insonne per me…ormai la strada è aperta e spero abbia un epilogo logico in una H.Z.P. ufficiale nei prossimi anni. Purtroppo i luoghi in cui si pen-sava poter disputare questa prova autunnale di allevamento vengono continuamente modificati ed è difficile identificare una buona zona per il lavoro importantissimo nell’acqua.

Un osservazione generale: il con-tatto italo-tedesco è sempre un po' difficile per causa della bar-riera linguistica e le distanze geo -grafiche.Voi a Mirandola come avete affrontato il problema?
E’ doveroso ringraziare la cara “zia” Heide Haverland nostra per-sonale e disponibile interprete e il dott. Peter Schunck che conosce a perfezione la nostra lingua essen-dosi laureato in Italia e poi avrai capito che noi italiani siamo bravis-simi nel farci capire…anche a gesti. E se non ricordo male anche tu eri stata invitata..?!

Nonatula Giò. Foto: Rossella Di Palma

A volte si nota una certa esitazione da parte degli allevatori di dare un cane in Italia, perché Italia, purtroppo, è fra i primi paese che „esporta“ i suoi cane da caccia abbandonati, rovina-ti, malati in Germania tramite la protezione degli animali. Tu come vedi questa mentalità „usa e getta“?
Temo siamo ancora vittime del “boom” di concessioni di licenze di caccia degli anni passati, vorrei ri-cordarti che i cacciatori in Italia sono l’1% della popolazione con circa 8/900.000 possessori di por-to di fucile uso caccia. Il cane da noi, spesso, è considerato uno strumento e non un compagno di caccia, uscendo dal box solo le settimane prima dell’apertura della stagione venatoria. In pratica non vi è un vera cultura dell’educazione del cane, sia in campagna come nella vita di tutti i giorni, fai caso a quanti cani vedi doverosamente sdraiati vicino ai loro padroni mentre questi mangiano al ristorante o quanti (pochi) alberghi accettano i nostri “ maleducati” compagni di vita…?? Temo che anche questo sia sinonimo di scarsa cultura cinofila..

Un altro punto doloroso è la stagione venatoria molto breve in Italia. Ci si chiede che succeda con i cani da caccia nei 310 giorni dell'anno che non possono andare a lavoro.
Soffro nel risponderti…sapessi che tripli salti mortali devo mettere in atto per addestrare normal-mente i miei cani ( in particolare nell’acqua)….purtroppo con le leggi in vigore non ci sono valide alter-native. Anche solo portare il proprio cane (da caccia) a passeggio sulla spiaggia è diventato un sacri-legio…punibile con multe salatissime.

Grazie a Marco Prandini per questa intervista interessantissima.
(c) testo 2008


Dafne
. Foto: Marco Prandini
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