I cani dimenticati - Kurzhaar Toni
di Sabine Middelhaufe
e Stefan Fügner
Stefan Fügner fa il cacciatore da trent'anni ed è da tanto che si è messo a disposizione di un organizzazione di cacciatori tedeschi (Krambambulli e.V.) che si cura di cani da caccia abbandonati. Quindi ne ha visto di ogni tipo. Ma il giovane Kurzhaar che gli fu consegnato nell'area di parcheggio dell'autostrada era peggio, tanto peggio di quanto si fosse a aspettato. Il giovane maschio proveniente direttamente da un „lager della morte“ in Spagna era stato maltratto dal ex-padrone e poi impiccato al collo a alla coda; il segno dello strozzamento, largo un dito, era ancora ben visibile e il resto della coda già mozzata gli era stato amputato ancora in Spagna per via della ferita subita durante l'impiccamento. Messo per terra, il Kurzhaar non camminava ma strisciava solo sulla pancia, gli occhi pieni di una paura mortale che Stefan trovò quasi insopportabile.
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Lo portò a casa, dove lo aspettava la sua vecchia femmina di Spaniel Tedesco, battezzò „Toni“ il nuovo arrivato e attese.
Toni dimostrava i tipici sintomi di tanti cani da caccia del Sud Europa abbando-nati dopo il maltrattamento: diffidenza totale nel confronto dell'uomo, paura dell'ambiente domestico, paura dell'incontro con gli estranei, sottomissione al mi- |
| nimo sospetto di malumore dell'uomo, nessuna educazione basilare, nessun adde-stramento che merita il termine. Nei primi giorni Toni stava di continuo in piedi sulla sua copertina, lo sguardo fisso su Stefan, terrorizzato, in attesa di botte e incapace di rilassarsi minimamente finché non si spegnevano le luci in casa e il ca-ne si accucciava per la notte.
Durante il giorno, appena Stefan lo avvicinava, Toni si buttava per terra treman-do. L'unica reazione positiva e senza troppo timore era l'arrivo della ciotola col mangiare. Ma anche qui vi era un lato negativo: l'intero apparato digestivo del ca-ne era ammalato, il Kurzhaar soffriva di diarrea, di conseguenza di fame continua |
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e ci volle tempo prima di guarire.
Stefan di cani da caccia se ne intende; non li vizia troppo ma è molto sensibile e riesce sempre a trovare il giusto modo per conquistare l'affetto dei cani e il loro rispetto come „capo-cacciatore“. Non era certo facile con Toni, un cane che ave-va concluso, dalle sue orribili esperienze, che dal genere umano non bisogna as-pettarsi niente di buono. Dovevano passare mesi prima che Toni segnalasse per la prima volta la sua gioia per le uscite con Stefan, perché la voglia di caccia alla fine vinse la paura del giovane Kurzhaar. Il cacciatore gli insegnò prima di tutto a camminare bene al guinzaglio, a rispettare i comandi basilari, cioè „seduto“,
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| „terra“, „vieni qui“ e così via e poi, un giorno, lo portò in riserva. Toni lavorò tan-to bene, con una tale passione ma nello stesso momento disposto a seguire i coman-di del nuovo padrone che Stefan fu completamente sorpreso delle doti naturali di questo cane e lo chiamò in futuro „il cane dalle due facce“. Da quel giorno tutto cambiò. Toni aveva trovato una specie di anima gemella e per soddisfare Stefan |
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superò persino la sua paura dell'acqua. Portare il Kurzhaar nei campi di addes-trarlo e perfezionarlo era un piacere impagabile, dice Stefan ancora oggi, e alla fine, Toni, il condannato a morte in Spagna, in Germania si rivelò un Bracco tedesco così bravo da poter usare le sue azione da caccia filmate come materi-ale didattico per addestratori e conduttori di Kurzhaar.
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E proprio a questo punto della storia si presentò il primo interessato a Toni. Perché Stefan aveva preso Toni solo in affidamento fino al giorno in cui qualche cacciatore lo avrebbe adottato per sempre. E quel giorno era arrivato. Dice Stefan:“ Per me Toni è la prova vivente del valore inestimabile nascosto nei nos-tri cani da caccia. Con la sua trasformazione da condannato a morte senza spe-ranza, a cane da caccia efficientissimo Toni ha dimostrato la forza di carattere e le doti genetici che hanno i nostri cani. Sono sempre e solo gli uomini che non sanno apprezzare e favorire queste qualità.“ |

Foto iniziale: Sandra Fenski; foto 2-7 Stefan Fügner
Revisione delle bozze: Lucio Marzano
(c) testo 2008
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