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e cani per pista di sangue


L'utilizzo del segugio a solo

 



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L’utilizzo del segugio a solo
di Gian Carlo Bosio

E’ mia intenzione affrontare l’argomento del Singolo per chiarire alcune argomentazioni, se così si possono chiamare. Infatti da quando la Pro Segugio ha iniziato a ridiscutere dell’utilizzo del cane segugio a solo, proponendo all’ENCI l’introduzione della prova di lavoro, l’interesse intorno a tale argomento si è acceso e ricca ne è divenuta la discussione in merito all’utilità di tale decisione. Come sempre, ma è un bene, c’è chi è favorevole e chi è contrario. Tra queste due opinioni e nell’intento di portare argomenti validi, ognuno per la propria tesi, si dimentica, nel nostro caso specifico di appassionati del Segugio, che la Società Italiana Pro Segugio è la società speciale che si occupa della difesa e del miglioramento delle razze da seguita. Insomma uno dei compiti, a noi affidato è quello di fare del miglioramento il che vuol dire fare della zootecnia. E cosa è la zootecnia? E’ subito detto: è la scienza che studia l’allevamento degli animali utili all’uomo, avvalendosi della selezione, tramite l’impiego della genetica, basata specialmente su criteri funzionali, in termini di produttività, di accrescimento e di miglioramento in generale e genotipici ovvero sia della capacità di trasmissione di determinati caratteri.
Troppe volte, infatti, presi dalla passione e dall’enfasi, o solo per partito preso, si dimentica il concetto più elementare e che più ci sta a cuore ovvero sia il miglioramento dei nostri cani. Che è, penso, l’obiettivo di tutti.
In questo contesto bisogna ascoltare tutte le tesi proposte ma ricordiamoci che il fine ultimo è fare zootecnia. E non è cosa da poco!! A nulla valgono opinioni e teoremi se poi alla base non vi è un razionale ragionamento che sia poi applicabile in allevamento.

La verifica delle doti psico-attitudinali di un soggetto, preformance test, e l’osservazione e misurazione dei caratteri che tale soggetto imprime alla sua discendenza, progeny test, sono gli strumenti attraverso i quali si può giungere a fare della seria zootecnia.
Troppo spesso dimenticati e male utilizzati questi due strumenti devono ricominciare a svolgere la funzione per la quale sono stati pensati.
Non crediate che sia andato fuori argomento; tutt’altro! La reintroduzione della prova del Singolo va direttamente in questa direzione. Infatti la produzione di generazioni successive di segugi migliori dei precedenti, o, per dirla in breve, il miglioramento della razza, si realizza con la scelta, selezione, di segugi da elevare alla funzione di genitori della successiva generazione con l’impiego razionale dei sistemi di allevamento e di accoppiamento che consentono di aumentare o diminuire il livello di omozigosi della discendenza o, in qualche caso, di mantenerlo invariato.

Bisogna avere il coraggio di svincolarsi da certe presunzioni che nulla hanno di zootecnico. Voglio essere un po’ meno tecnico e vi porto questo esempio.
Un mio conoscente vuol fare accoppiare la sua segugia. Ebbene tale soggetto, da cui lui vorrebbe ricavare una discendenza, è timido, ha paura del colpo di fucile e non ha mai scovato una lepre però in muta si comporta bene, è cioè un rimorchio, e nelle prove ha ottenuto, ovviamente sempre in muta, anche delle ottime qualifiche. Morfologicamente è una cagna da eccellente. E’ in cerca di un grande stallone perché è convinto di poter ricavare qualche cosa di buono. Mi racconta infatti che qualche anno fa un suo amico, che aveva una cagna analoga, ricavò da questa un cane eccezionale. Io, indispettito gli chiedo.” Ma perché non fai coprire la Timba che è una cagna completa?”. Lui mi risponde che non è mica matto a far coprire la cagna più buona che ha. E se poi gli capita qualche cosa come fa ad andare a caccia e a fare le prove?!
In questo esempio, tutt’altro che fantastico, vi è tutta l’essenza di quello che non bisogna fare in zootecnia. Questo personaggio, con molta fortuna, forse, riuscirà anche ad avere, tra i sei o sette cuccioli che nasceranno, un soggetto abbastanza valido ma tutto si fermerà lì. Avrà inoltre fatto un danno alla razza e non solo…L’accoppiamento non è una formula chimica; vale a dire che se unisco dell’idrogeno e dell’ossigeno posso ottenere dell’acqua. In genetica non vi è tale sicurezza ma vi è comunque la certezza che il padre e la madre contribuiscono in eguale misura al corredo cromosomico della propria discendenza. Voglio dire che l’opinione della cagna che fa da botte e dello stallone che fa da vino è totalmente senza fondamento scientifico. E’ opportuno ribadirlo per eliminare residui di credenze popolari che sono risultate completamente false ed estremamente dannose ai fini del miglioramento e quindi della selezione. I pregi ed i difetti dell’uno o dell’altro genitore saranno più o meno manifesti ma sono sicuramente presenti e si manifesteranno, quasi sicuramente, in una successiva generazione.
La possibilità di riprodursi, quindi, deve essere data solamente ai soggetti completi.
Ed anche in questo caso ci possiamo trovare delle sorprese in quanto entrano in gioco i caratteri dei predecessori di cui, magari, non si conoscono le caratteristiche. E’ chiaro che procedendo su linee di selezione serie e di cui si conoscono le caratteristiche si deve arrivare ad un prodotto relativamente sicuro. E’ necessaria tanta pazienza ma soprattutto tanta onestà, soprattutto con se stessi, avendo il coraggio di eliminare dalla selezione i segugi che non meritano. Anche il dato storico sull’utilizzo del singolo non è assolutamente da trascurare in quanto oltre ad avere la sua importanza come tradizione è ricco di significati zootecnici. I nostri vecchi infatti, essendo dei pragmatici in quanto si rifiutavano, anche

perché non potevano permetterselo, di mantenere dei mediocri, facevano un ragionamento molto semplice ma molto zootecnico: il segugio deve essere completo e saper lavorare anche da solo. E’ questo un assioma di grande significato che non ha bisogno di ulteriori chiarimenti. Chiarimenti che tuttavia voglio dare e riferiti a quell’ anche. Infatti quando i nostri vecchi, ed il sottoscritto, affermano che il segugio deve essere completo e saper lavorare anche da solo vogliamo dire proprio questo. Non vi possono essere dei fraintendimenti del tipo: “….ma allora si vuol portare avanti il segugio che sa lavorare solo a singolo perché in muta è geloso ed è inutilizzabile”.
No, cari amici, questo è un segugio che non rientra nei nostri parametri, è un segugio che, anche ammesso, ma ho molti dubbi, che sia davvero completo utilizzato a solo, non potrà essere utilizzato in riproduzione perché inutilizzabile in muta o in coppia. Quindi gravato da una tara, sicuramente ereditaria, di cui facciamo volentieri a meno in quanto deleteria per la razza.
Parlando francamente, da zootecnico e da segugista, non riesco a capacitarmi come si possa pensare di fare a meno del Singolo se si vuole effettivamente migliorare la qualità dei nostri segugi. E’ dal singolo completo per caratteri psico-attitudinali che possiamo ripartire per fare un serio lavoro di selezione. Da qualcuno ho sentito dire che con l’introduzione della prova del singolo si torna indietro. Un’affermazione di questo tipo non meriterebbe nemmeno una risposta perché troppo semplicistica e priva di contenuti culturali ma voglio riprenderla perché mi dà l’opportunità di affrontare e, spero, chiarire argomentazioni che non sono di poco conto. Solo, infatti, chi ha una scarsa cultura cinegeticapuò arrivare ad affermazioni di questo tipo!!

Mentre coloro che hanno avuto la fortuna, la capacità, la volontà di avere, od anche solo di vedere, un cane segugio in grado di svolgere tutte le fasi della caccia, sia essa alla lepre, al capriolo, al cinghiale, alla volpe possono dire che cosa valga veramente un soggetto di questo livello. Un soggetto che sa fare tutto da solo, senza aiuti di qualsivoglia natura, è corredato geneticamente da una straordinaria forza che riduce in poltiglia tutte le teorie sugli specialisti.
Siamo davanti al cane completo per antonomasia.
Al deus ex machina della caccia con il cane da seguita.
Altro che tornare indietro.
Questo indietro non torna mai!! Va sempre avanti. Accosta, scova ed insegue con la forza e la sensibilità di un essere superiore. La voce è potente, determinata, sicura. Tra i singoli, due soli per la verità, che ho avuto la fortuna di possedere, fino ad ora, la loro voce non è mai stata quella flebile da canetto, da cane da pagliaio.
Solo per la voce bisognerebbe scrivere un trattato! La voce è sinonimo di grande selezione, di stile, di classe. Ce ne occuperemo prossimamente. E poi che dire della grande anima, consentitemi il termine blasfemo ma non ne trovo un altro, che agita il grande solitario. Il Segugio coraggioso che ti risolve i riallacci lunghi della seguita senza aiuto alcuno, dopo un quarto d’ora, mezz’ora di riflessione sul fallo. Non vi è nulla di più appagante per il vero segugista.
E’ vero lo potrei chiamare temperamento ma, consentitemelo, quando il mio Rol risolveva e riscovava doveva avere un’anima. Non vi è altra spiegazione.

E voglio tornare nel vivo della discussione. Questi cani cacciano sublimamente anche in coppia ed in muta. Nessun regresso quindi, non cani gelosi ma bensì segugi superiori. Segugi che sempre hanno dato tanto alla propria prole. Davanti e con un simile cane certe comparse, nel contesto della muta, diventano anche loro dei giganti. E’ solo vana gloria!!. Messi poi alla prova dimostrano tutta la loro pochezza, la loro insipienza. Qualcuno, forse per trovargli una collocazione commerciale, li chiama specialisti. Ma quale specialista!
Voglio riprendere la mia identità di segugista è per questo che non credo alle favole. Voglio vedere le lepri correre davanti al mio cane, ai mie cani. Agli altri, a coloro che non sono segugisti, lascio la vana gloria, l’illusione dello specialista.
Intendiamoci, per il sottoscritto lo specialista esiste, eccome se esiste, ma solo nella complessità del segugio completo! Il mio Rol era uno specialista nello scovare ma sviluppava tutte le fasi della caccia con una professionalità da segugio completo. Solo in questo contesto giustifico gli specialisti.
Il grande cane da strada, lo chien de chemin dei francesi, sa accostare, scovare ed inseguire…ovviamente. O mi sa risolvere solamente i falli da strada? Sarebbe troppo poco. Cosa me ne faccio di un segugio che non sa fare altro che una specialità. Sarebbe un segugio claudicante….zoppo, io oserei dire paraplegico. Non è buono a nulla né per la caccia ne per la riproduzione. E’ questa la realtà. E’ per questo che dobbiamo riscoprire la forza del Singolo.
Lo so è difficile avere un simile cane ma fa parte dell’uomo il tentare, il ritentare, lo sperimentare, il cercare sempre in funzione di quel miglioramento, di quell’appagamento che ci ha fatto diversi da tutti gli altri esseri viventi.
A questo punto ancora due parole sulle prove. V’è chi afferma che il grande cane completo lo si può osservare e valutare anche in muta od in coppia per cui non è necessario introdurre la prova del singolo. Posso essere d’accordo ma solo per il fatto che il cane superiore lo si può valutare anche in muta, troppo comodo tutti riconoscevano Von Karaian, ma il problema che mi pongo è il contrario. Il grande segugio è grande a solo in coppia ed in muta ma quanti segugi mediocri sono stati fatti grandi avvalendosi delle doti dei compagni o del compagno.
Troppi.
Segugi buoni a nulla, senza personalità, senza anima, scagnatori di consenso che non solo non sarebbero in grado di scovare una lepre ma che da soli non sanno nemmeno cercare la pastura e rilevarla, sono diventati campioni spandendo il loro seme a destra e manca e lasciando alla fine il vuoto zootecnico. Un giudice per quanto bravo può avere qualche problema a capire e valutare in mezz’ora di prova!. Per pesare il segugio ci vuole tempo, concentrazione, calma. E’ necessario avere le condizioni climatiche giuste e la zona vocata, poche lepri, e pur in questo contesto una cosa è dover giudicare una muta un’altra valutare un segugio a solo. Molte volte anche a me è capitato che, come concorrente, il Giudice valutasse migliore un soggetto che invece era mediocre nel contesto della mia muta. Mi sarebbe piaciuto farglielo vedere da solo quanto valeva. Quante volte me lo sono ripetuto mentre rileggevo le relazioni! Quel soggetto mediocre a casa mia non si riprodurrà mai, nonostante le qualifiche.
Nel sessantotto si facevano, così mi dicono perché io allora avevo dieci anni, gli esami di gruppo. Veniva dato il voto politico. A tutti diciotto o altro voto a seconda del merito del gruppo. Tale esperienza si è rivelata sbagliata e si è tornati a sostenere gli esami singolarmente.
Se vogliamo un segugio campione facciamogli gli esami da solo. Lì non è consentito barare sfruttando il lavoro degli altri. Dovrà essere un cane di passata, dotato di tanto naso, diceva il grande Giulio Colombo, naso, naso, naso sono le tre doti indispensabili per il campione, di grande voce e di quell’anima di cui parlavo prima.


(c) testo 2008
Foto: Sabine Middelhaufe

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