I cani dimenticati - Introduzione
di Sabine Middelhaufe

Purtroppo succede abbastanza spesso che un cane da caccia che non soddisfi le aspettative del suo padrone viene semplicemente abbandonato o „dimenticato“ in qualche zona di caccia ben lontano da casa sua. Qui di seguito voglio presentarvi alcuni casi realmente accaduti in Italia, Spagna e Turchia.

Setter inglese Paul
di Sabine Middelhaufe

Nel 1987 abitavo con la mia giovane Setter Gordon Suki e la Springer Spaniel inglese Jana in Toscana, più precisamente in una baita vicino alle cave di marmo sopra Massa Carrara.
Un bel giorno in estate vidi una macchina passare da casa mia, seguendo la strada che porta su alla cava, ormai inattiva. Stavo uscendo con i miei cani per una passeggiata e poco dopo, giunta con loro in cima alla cava vidi, circa 200 metri più in giù, un Setter bianco e nero legato ad un alberello. Sapendo che ogni tanto dei cacciatori venivano in collina per addestrare i loro cani non pensai niente di male e continuai il nostro giro. La mattina dopo, durante la solita passeggiata, seguendo i cani, mi trovai nelle vicinanze dell’ alberello, o meglio: lo stesso alberello dove ieri avevo notato il Setter, solo che ora del cane non c'era più traccia, ma la corda legata alla pianta era rimasta – tranne il pezzo che il cane ovviamente aveva tagliato con i denti per liberarsi.
Beh, il Setter bianco e nero con focatura che una settimana dopo sorpresi di notte nel mio giardino mentre puliva furtivamente le ciotole delle mie cagne sembrava uno zombie: magro come uno scheletro, indebolito e talmente terrorizzato dalla mia apparizione inaspettata che si buttò per terra tremando e si fece la pipì addosso...
Se non fosse stato per il benvenuto cordiale di Suki e Jana che lo avevano subito avvicinato scodinzolando, chiaramente contente della sua presenza, il cane avrebbe approfittato della prima occasione per scappare dal giardino, così invece rimase.
La prima cosa che feci il giorno successivo fu di chiamare i Carabinieri e un socio locale della protezione degli animali per denunciare il ritrovamento di un Setter inglese maschio tricolore di circa un anno e mezzo, (età confermata poi dal nostro veterinario). Considerando il fatto che il cane si era liberato da solo di una corda, il lettore non sarà sorpreso di sentire che il proprietario non si sia mai fatto avanti per riprenderselo...

La seconda cosa che feci quel mattino fu di mettere il nome „Paul“ al nostro trovatello e di osservare tutto ciò che a Paul provocava una paura incredibile e cioé:
parlargli in italiano,
alzare la voce (e sia pure con tono allegro),
fare movimenti bruschi,
avvicinarlo con oggetti tipo scopa, bastone, pezzo di legno ecc.,
provare a toccarlo.
La reazione era sempre la stessa: il grande maschio si buttava per terra, tremando da fare pena.
Cambiare lingua non fu difficile perché anche con i miei cani parlo solo in tedesco, naturalmente, e imparai presto di evitare altri „malintesi“. Il fatto di non poter toccare Paul, e quindi di non potergli mettere un collare si rivelò senza importanza perché lui seguiva fedelmente Suki e Jana sia in casa, sia nel grande giardino o mentre giravamo in collina.
Passò più di una settimana prima che Paul decise

di fidarsi anche di me e di farsi dare la prima carezza. Un momento veramente emozionante, devo confessarlo. Quando finalmente fui in grado di esaminare il Setter cercai un tatuaggio – niente. Guardai bene i denti, tastai tutto il corpo e non trovai niente altro che zecche e spine e ossa sotto la cute sottile.
Ma l’avermi accettata cambiò completamente il comportamento di Paul. Ora, quando uscivamo, le femmine correvano allegramente avanti mentre il maschio sembrava incollato al mio fianco, o meglio: alla mia ombra, perché seguiva in modo di tenersi sempre leggermente dietro di me.
Una cosa che mi sconvolse fu la sua reazione alla presenza della selvaggina: Paul, per esempio, passando poco distante da una quaglia nell'erba, la guardava e metteva subito la coda fra le gambe, tirava giu’ le orecchie , mi lanciava un’occhiata furtiva e trottava via come se niente fosse. E non era coincidenza; era la regola. Paul fece sempre finta di non notare la selvaggina e solo quando si credeva sicuro che non mi fossi accorta della sua „truffa“ rialzava la coda e le orecchie.
Il mio dubbio aumentò ancora di più quando iniziò la nuova stagione di caccia e il territorio si riempì di cacciatori e cani. La prima volta che Paul sentì da lontano un uomo gridare al suo cane, si buttò fra i miei piedi, tremando e facendosi la pipì addosso come mesi prima, e ci vollero tante carezze e parole gentili per calmarlo. In effetti, per Paul la stagione venatoria 87/88 fu un lungo incubo perché appena sentiva voci maschili, campanelli di cani e spari, oppure vedeva dei cacciatori scappava dritto da me, nascondendosi letteralmente dietro le mie gambe, ed è quasi superfluo aggiungere che a lui i fagiani, le quaglie o le beccacce non interessavano proprio per nulla..
Forse il suo padrone lo aveva abbandonato per questa mancanza di disposizione venatoria o aveva rovinato un cucciolone sensibile con un metodo d'addestramento troppo duro? Chi lo sa...
Comunque sia, la vita con le due femmine e ben conscio di non aver nulla da temere da m, pian piano creò in Paul una nuova sicurezza di se stesso e invece di scappare dietro di me in situazioni di tensione, ora si piazzava accanto a me, tutto eretto, coda alzata, gli occhi fissi sul „nemico“. Sì, nemico, perché secondo Paul gli uomini in generale, gli uomini in divisa da cacciatore in particolare e i bambini dispettosi e chiassosi erano elementi inaffidabili dai quali bisognava proteggere – la nuova padrona....
E così fu che nella primavera del 1988 mi trovai con un „Setter per difesa personale“. Sia detto che Paul non ha mai morso nessuno, ma con i denti ben scoperti e un ringhio profondo in gola faceva capire a parecchi signori che se avessero fatto ancora un passo verso di me, questo passo comportaste conseguenze sgradevoli, ma molto sgradevoli per loro.

Anche fuori nel territorio Paul cambiò notevolmente. Sotto la guida di Suki imparò veramente il mestiere del Setter, e quando a volte stavano lì, fermi come due statue davanti all'uccello, niente ricordava più l'inglese che l'anno prima ignorava la preda con la coda fra le gambe. E per di più lavorava per la pura gioia di usare le sue doti, e nel contempo il suo carattere divenne piu’ equilibrato. Paul smise di fare il cane da difesa e cominciò a guardare il genere umano con occhi più „saggi“. E quegli occhi saggi un giorno nell'autunno del 1988 caddero su un cacciatore di nome Paolo.
Paolo, un mio conoscente, apparteneva al tipo di uomo tranquillo e dolce che proprio per indole riesce a stabilire un buon rapporto anche con i cani più diffidenti. Il suo vecchio Setter inglese era morto pochi mesi prima e lui cercava un nuovo compagno di caccia. Paul invece, ormai dimostrava una voglia tale di andare a caccia sul serio che mi sentivo quasi colpevole di non aver la licenza per soddisfare le sue esigenze. Quando Paul incontrò Paolo fu una specie di amore a prima vista per entrambi. Mai avevo visto il Setter così rilassato e interessato con un uomo, e gli occhi di Paolo dicevano fin troppo chiaramente: Questo è il cane che mi piacerebbe avere ! Un po' credo nel destino e così feci un accordo con Paolo: lui avrebbe provato a portare a caccia Paul e io mi impegnavo a lasciarglielo solo se non ci fosse stato il minimo dubbio che Paul stesse bene con lui.
Beh, ogni volta che ci siamo rivisti, Paul ed io, mi faceva le feste, non si è mai dimenticato di me, ma quando, dopo un po', Paolo gli faceva un fischio, il Setter mi salutava per poi correre dal suo nuovo padrone cacciatore, un cacciatore pienamente entusiasta delle capacità venatorie e del carattere del suo Setter che, sia detto per inciso, abitava in casa come membro della famiglia, insegnava alla piccola figlia di Paolo il rispetto per gli animali, accompagnava tutti in montagna il fine settimana, insomma, ha avuto il meglio di tutti e due i mondi: cane da compagnia un bel po' viziato e coccolato e cane da caccia attivo, bravissimo e apprezzatissimo.
E' vero, all'inizio Paul ci è mancato tanto, ma non mi sono mai pentita di averlo dato a un cacciatore vero cinofilo.

Foto iniziale: Sandra Fenski; Foto 2, 3 Sabine Middelhaufe. Revisione delle bozze: Lucio Marzano.

(c) testo 2008

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