Allevare e selezionare cani
di Sabine Middelhaufe

Quando parlo di genetica, non posso non ripensare a Gina, la mia prima setter scozzese. Cioè al risul-tato della "logica genetica" buono + buono = molto buono.
Gli allevatori di Gina avevano fatto accoppiare la canina da caccia, che aveva già mietuto molti titoli in prove pratiche ed esposizioni di bellezza, con un cane ugualmente pluripremiato nelle due categorie, e si aspettavano una figliata di splendidi cuccioli setter scozzesi.
Dopo due mesi la canina partorì 9 cuccioli sani e vigorosi. I segni bianchi al petto ed alle zampe di quasi tutta la cucciolata non sminuirono la gioia generale degli allevatori.
Ad 8 settimane i cuccioli trovarono nuovi proprietari e fu allora che cominciarono i guai: quasi tutti i cagnolini mostravano, dopo la seconda dentizione, notevoli difetti di dentatura (premolari mancanti, in-cisivi insufficientemente formati), difetti del pelame (pelo troppo corto), difetti di colore (segni bian-chi permanenti e crescenti). Per alcuni si verificò predisposizione a certe malattie (soprattutto der-matosi ed infezioni degli occhi), altri non raggiunsero l'altezza al garrese minima richiesta dallo stan-dard. Per l'attività venataria infine, i cani non mostrarono capacità superiori alla media.
Naturalmente non si poteva prevedere a priori che la figliata si sarebbe rivelata un tal disastro. Ma che non avrebbe portato in assoluto a dei "supercuccioli" lo poteva spiegare chiunque si intesse un po' di genetica.

Cucciolo di Setter Gordon. Foto:Brinkmann-Holst

Guardiamo dunque, in modo estremamente semplificato, come "funziona" la trasmissione ereditaria. Ogni spermatozoo feconda alla monta uno dei 10-20 ovuli maturi. Gli spermatozoi maschili e gli ovuli femminili sono i portatori del patrimonio genetico. Per ciascuno dei suoi caratteri, il cane possiede una doppia identità genetica, il gene. Portatori di questi geni sono, a loro volta, i cromosomi nel nucleo della cellula.
Il numero dei cromosomi è costante per ogni specie: il cane ne ha 78.
Con ciò abbiamo rimosso la prima falsa credenza: né il sangue né alcun altro liquido segreto, ma solo le cellule sessuali trasmettono l'ereditarietà.

Quando l'ovulo e lo spermatozoo si incontrano, possiedono ambedue la loro doppia composizione cromosomica. Se rimanesse tale, si perverrebbe al raddoppio del numero dei cromosomi nell'individuo riprodotto. Di fatto avviene qualcosa di diverso: ovulo e spermatozoo percor-rono un processo di maturazione definito meiosi, durante il quale ambedue perdono un cromosoma. Solo adesso il cromosoma femminile rimasto si fonde con quello maschile: ne deriva una nuova, completa com-posizione con 78 cromosomi. La meiosi ha una consequenza essenziale per l'allevamento pratico dei ca-ni: il 50% dei caratteri del padre ed il 50% dei caratteri della madre vanno per sempre persi per i loro discendenti. E quali sono i caratteri che permangono inalterati, e si ritrovano, quindi nei cuccioli, lo decide quasi esclusivamente il caso.
Per poter immaginare meglio il processo dell'incrocio di cromosomi maschili e femminili, l'esempio più calzante è quello delle biglie nere e bianche: per quanto le si mischino, esse rimarranno in ogni caso ne-re e bianche. Non avremo mai biglie grigie.
Così anche nell'incrocio dei cromosomi. Se il padre apporta il gene dell'alta statura e la madre quello della bassa statura, non deriverà per il cucciolo un gene per la statura media ottimale. Nel patrimonio genetico del cucciolo permangono invariate ambedue le possibilità.
Dicevamo precedentemente che i geni determinano i caratteri del cane. Essi ordinano come deve diven-tare l'individuo.
Cosa succede se sono presenti due "comandi" contraddittori, per esempio quello della statura alta e quello della statura bassa? Poiché il futuro cucciolo potrà diventare o grande o piccolo, si deve perve-nire in qualche modo ad una decisione.
Il modo è semplicissimo: un gene sottomette il gene- partner e fa sì che solo il suo comando venga esegui-to. Questo gene forte, che si impone e produce un carattere visibile nel cucciolo, si chiama "dominan-te". Il gene che viene sottomesso e perciò mantiene invisibile un carattere, viene definito, al contrario, "recessivo". In pratica nel proprio cane si vedono solo i caratteri dominanti e non si ha la minima idea delle proprietà sottomesse, presenti recessivamente, ma altrettanto passibili di trasmissione ai discen-denti.
L'immagine esteriore, individuale del cane, è il "feno -tipo", che può essere influenzato da condizioni est-erne. A questo si aggiunge il carattere ereditario, le
Setter Gordon. Madre (sin.) e figlio. Foto: Dorsch-Rieger
proprietà che il cane ha ricevuto esclusivamente dai suoi genitori e può trasmettere ai propri discen- denti, che determinano il suo "genotipo".
Supponiamo che un setter venga concepito in condizioni ottimali, che si sviluppi senza problemi nel grembo materno, che venga educato, nutrito, curato nel migliore dei modi e dimostri perciò a due anni un fenotipo al quale qualsiasi giudice di prove o di esposizione e qualsiasi cacciatore dia senza indugio il miglior voto. Supponiamo anche che un altro setter sottostia ai primi danneggiamenti già nel grembo materno, che cresca poi in condizioni sfavorevoli, che non venga nutrito adeguatamente, né curato suf-ficientemente e lasciato più o meno nell'abbandono. Giudici e cacciatori valuteranno un fenotipo di questo genere, nel migliore dei casi, con una pietosa scrollata di testa.
Il caso (o il tentativo consapevole) potrebbe portare alla luce una sorprendente verità. L'elogiatissimo setter può possedere un genotipo scadente e quindi trasmettere appena qualcuno dei suoi pregi alla pro -le, mentre il setter che non fa bella figura può produrre discendenti eccezionali grazie ai suoi buoni caratteri ereditari.
L'interrogativo se un cane appaia soltanto buono per l'allevamento o se lo sia veramente, è la chiave di volta dell'allevamento canino.

Giovane Setter Gordon di colore difettoso per causa di geni recessivi di entrambi i genitori

Ogni coppia di geni può, relativamente ad un deter-minato carattere, agire in uno dei tre modi seguenti:
1) Se la coppia è composta da due geni dominanti, ne deriva che il cucciolo eredita i caratteri specifici dei genitori.
2) Se la coppia è costituita da un gene dominante ed uno recessivo, il cucciolo presenta il carattere, ma non lo trasmette necessariamente ai suoi discendenti, perché è possibile che, nella scissione della sua com-posizione cromosomica, venga mantenuto alla prole il gene recessivo.
3) Se la coppia di geni è costituita da due geni recessivi, apparirà improvvisamente nel cucciolo un

carattere che era rimasto invisibile per qualche generazione, perché era sempre stato sottomesso da un gene-partner dominante. Un cane che possiede un carattere genotipicamente e fenotipicamente, per -ché il cromosoma corrispondente consta di due geni dominanti o due geni recessivi, si dice puro od "omozigote". Questo soggetto tramanderà sicuramente il carattere alla sua discendenza. Se, al contra -rio, il fenotipo non è identico al genotipo, poiché la coppia di geni è composta di due geni disuguali, il cane si dice misto o "eterozigote", perché rimane lasciato al caso quale gene egli trasmetterà.
Sappiamo sicuramente che taluni caratteri del cane sono sempre soggetti a successione recessiva, per esempio i fattori letali o subletali. Si tratta di fattori ereditari che provocano nascite di cuccioli gra-vemente deformi o morti. Ma anche i difettici dentatura o le irregolarità del colore si comportano, re-lativamente alla normale formazione del carattere corrispondente, in modo recessivo.
Ciò significa, purtroppo, che tali proprietà indesiderate possono essere difficilmente escluse, perché accompagnano invisibilmente attraverso le generazioni il normale allevamento incrociato. Vengono alla luce solo di rado, per caso. Se all'allevatore non interessa solo il guadagno immediato ma ha a cuore an-che il bene futuro della sua razza canina, non adopererà più ambedue i genitori della "figliata-disast-ro" per la riproduzione, e si premurerà che i cuccioli non vengano mai inclusi nell'ulteriore riproduzio-ne, oppure solo dopo una "figliata-test" che possa provare la loro immunità ereditaria.
Torniamo alla domanda: quando un cane è veramente adatto alla riproduzione? Quando è omozigote per ciò che concerne i caratteri desiderati, quelle proprietà dunque che possiede e trasmette anche con certezza. Per scoprirlo esiste una sola via del tutto sicura, il tentativo pratico.



Sopra il padre (sin.) e la madre; sotto i loro figli

Una canina a doppia dominante, dunque omozigote, per dentatura corretta, buon pelame e giusto colo-re, accoppiata con un maschio garantito eterozigote per queste caratteristiche, partorisce cuccioli fe-notipici, cioè esseri esteriormente perfetti, perché ambedue i geni dominanti della madre sottomettono in ogni caso la caratteristica recessiva indesiderata del padre. Se si vogliono riprodurre veramente futuri cani di lusso, si accoppia la canina geneticamente eccezionale solo con partners che hanno ugual-mente dimostrato con una figliata-test la loro omozigosi riguardo alle proprietà desiderate. In tal ca-so, riguardo a quei determinati caratteri, non possono sussistere errori. Dobbiamo annotare adesso un dato di fatto che abbiamo trascurato finora: esistono caratteri per la cui formazione devono inter-agire più coppie di geni, ed esistono coppie di geni che sono interessati alla formazione di più caratte-ristiche. Questo fatto ha come conseguenza che l'incremento di una determinata caratteristica - at-traverso la selezione operata dall'allevatore - può portare alla diminuzione di un'altra proprietà. Un supercane in un campo può essere dunque un fiasco totale in un altro campo. Scopo di un allevamento giudizioso dovrebbe essere perciò la creazione di un buon cane a tutti gli effetti. Prendere nota dei fatti basilari che abbiamo finora esposto, risparmierà certamente amare delusioni. Possiamo ora accen -nare alle "questioni marginali".
Intendo soprattutto le "immortali" superstizioni in materia di ereditarietà. Due di questi errori li ab-biamo già rimossi, e cioè l'idea che sia il sangue a trasmettere l'ereditarietà e che l'ereditarietà av-venga secondo una regola di compartecipazione valutabile. Non è così. Ma la superstizione va molto ol-tre. Al primo posto c'è la convinzione che una canina di razza, che si sia accoppiata una volta con un maschio d'altra razza o addirittura con un bastardo, non sia più adatta alla riproduzione, perché il se-me del maschio o il suo sangue, in qualche modo misterioso, eserciterebbero un influsso sulla discenden-za posteriore della canina, anche quella non più derivante da tale maschio.


Sviluppo del colore in un incrocio di segugio: alla nascita (sin.), dopo un mese (sopra), dopo sei mesi (destra).


Per eliminare questo nonsenso, ecco in breve il processo di fecondazione: ogni spermatozoo maschile, sia che provenga da un bastardo che da un cane di razza, penetra sempre e solo in un ovulo. Nel corso del processo biologico questo spermatozoo porta il suo contributo alla maturazione del cucciolo conce-pito nel grembo materno, tuttavia nel momento della nascita del cucciolo, lo spermatozoo lascia, per così dire "in forma di cucciolo", completamente e senza traccia il corpo della madre. Se la canina già montata da un bastardo si accoppia mesi dopo con un cane della sua razza, da alla luce, ovviamente, cuccioli di razza.
Ci sono allevatori convinti che ogni femmina possa venir montata con profitto solo in un preciso giorno del periodo di calore. La fa coprire così il primo giorno della sua disponibilità, di regola il 13° del pe-riodo di calore, e non si preoccupa se al 18° viene montata da un bastardo. Due mesi più tardi l'alleva-tore stupito troverà accanto ad inequivocabili cuccioli di razza, altrettanto inequivocabili bastardi. La spiegazione: i 10-20 ovuli fecondabili che la canina produce nel periodo di calore possono maturare nel corso di una settimana. Ciò significa che può essere montata con successo ancora al 18° giorno di ca -lore. I cuccioli mostreranno alla nascita una differenza di età di una settimana. Ciò spiega anche l'eventuale differenza di grandezza dei neonati - ed il più piccolo della figliata non venga sottovaluta-to: è semplicemente più giovane dei suoi fratelli!
Anche per i difetti di colore dei cuccioli esistono le più bizzarre spiegazioni. Per alcuni il fatto sareb -be frutto della "pressione psichica" esercitata sulla madre da un soggetto di colore difettoso. Non è così. Anche se una cagnolina è gravemente succube di un altro cane, ciò non influisce sicuramente sul colore dei suoi cuccioli.
Se la sorpresa non è stata causata da un innamorato clandestino la spiegazione è semplice: gene recessivo. La madre, come pure il cane che l'ha montata possiedono ambedue un gene recessivo per il colo -re difettoso, e poiché questi geni sono stati casualmente mantenu-ti nella meiosi, troviamo nella figliata, accanto ai cuccioli con il co-lore giusto, anche quelli difettosi.
Secondo una falsa credenza molto diffusa il maschio avrebbe un maggior influsso sulla posterità che non la femmina. Ciò non può es-sere vero, dal momento che abbiamo visto che ambedue i partner contribuiscono solo per il 50% del loro asse ereditario.
E tuttavia dimostrato che, indirettamente, la femmina esercita un maggior influsso sui cuccioli per il seguente motivo: dello sperma-tozoo maschile solo la sostanza del nucleo si unisce all'ovulo.

Gemelli puri di Setter Gordon a colore diffetoso e colore corretto.
L'ovulo invece apporta, oltre alla propria parte di cromosomi, la sostanza nutritiva per le cellule infor -mazione, cioè il citoplasma, e quindi influenza la formazione della struttura dei cuccioli.
Anche l'opinione che il cane possa trasmettere per eredità le conoscenze e l'abilità acquisite ha i pro-pri sostenitori. Esempio preferito per la convalida di questa tesi è il gesto di porgere la zampa: qual-cuno insegna al proprio cane ad alzare la zampa in determinate situazioni o su comando e, se un giorno questo cane ha dei cuccioli, il proprietario appura soddisfatto che i piccoli, senza addestramento, dan-no la zampa. Ogni cucciolo sano e normale, appena nato esegue il "passo del latte" (cioè la pressione alternata di ambedue le zampe contro la poppa materna nel succhiare), così come poco più tardi darà spontaneamente la zampa con lo scopo di chiedere qualcosa alla madre o all'uomo: cibo, attenzione o perdono dopo una marachella. Alcuni cani si disabituano nel corso dei primi mesi di vita; altri manten-gono questa abitudine per chiedere anche in seguito qualcosa di preciso al loro padrone. Quindi non si addestra il cane a dare la zampa, si stimola solamente la sua innata capacità a questo gesto.
Una abilità effettiva, acquisita individualmente, e invece l'obbedienza (sviluppata per addestramento) del cane da caccia al risuonare di un certo comando. Nessuno tuttavia può aspettarsi seriamente che una canina obbediente in questo preciso senso, accoppiata con un cane ugualmente obbediente, parto-risca cuccioli ai quali non è necessario insegnare i comandi perché la loro conoscenza gli è pervenuta in eredità dai genitori..! Quello, che due cani simili possono trasmettere è la loro intelligenza., docilità, voglia di apprendere, quindi la premessa ancorata geneticamente per l'obbedienza.
Da quanto tempo viene tagliata la coda agli spaniel da caccia? E i cuccioli nascono forse senza coda, grazie ai mozziconi dei loro genitori? Naturalmente no.
Abilità e caratteri acquisiti individualmente non possono essere trasmessi per via ereditaria.
La purezza del colore di una razza è un tema al quale dobbiamo de -dicarci molto seriamente.
Alcuni de
cenni fa, allevatori di cocker rossi avevano creato seris-simi problemi incrociando i loro esemplari con il setter irlandese per la stabilizzazione del pelame rosso. Il risultato fu un disastro di nome "rabbia del cocker"; i maschi rossi ibridi mostravano im-provvisamente una tale aggressività, da assalire senza indugio e mordere persino il loro padrone.
Motivo: un difetto genico. I setter irlandesi non avevano portato in dote, come caldamente sperato, solo un rosso bello e carico, ma anche altri geni, che assieme al materiale ereditario dei cocker, avevano prodotto un risultato fatale. Non era il setter a provoca-re l'iperaggressività, ma la mescolanza dei geni di ambedue le raz-ze.
Questo dimostra una volta di più che il colore del pelame è in rela-zione con il sistema nervoso e quindi con il comportamento. Il sis-tema nervoso e la pelle infatti, provengono ambedue dallo stesso ectoderma di quel primo stadio embrionale che si chiama "gastru-la".
Questo strato cellulare esterno produce anche i peli e le strutture di pigmento, dunque la colorazione.
È da tempo accertato che la ricchezza del pigmento è segno di un sistema nervoso sano. Ed è ugualmente provato che i cani neri sono generalmente più vivaci degli esemplari chiari della stessa razza.

Setter Irlandese e Cocker Spaniel. Foto: Bock/Tögel
Grandi macchie bianche non sono viste volentieri nel Terranova. Foto: Cova
Non tollerare nell'allevamento di cani scuri monocolore alcuna ma -cchia bianca o biancastra sulla coda, sul petto o sulle zampe, ha un buon motivo: "segni di albinismo parziale" si riferiscono semp-re a difetti del sistema nervoso e con ciò anche a difetti nel com-portamento del cane in questione.
"Alexandra", la candida lupa siberiana del nostro osservatorio di ricerche su animali domestici è senza difetti. Anche il pastore ma-remmano, il kuvasz e tutti gli altri cani di razza bianca non hanno necessariamente difetti genici. A tutte queste razze però vengono richiesti occhi scuri, margine palpebrale, labbra, naso, unghie e plantari neri!
Se gli allevatori di cani di razza bianca non vogliono vedere nei loro cani occhi chiari, margini palpebrali, nasi, plantari rosati ed unghie bianche, sanno perché: si tratta di un difetto di colore da prendere seriamente, che autorizza sgradevoli prognosi sui nervi e conseguentemente sulla psiche dei cani in questione.
Il problema del colore evidenzia che ciò che vale per una razza,
non può essere riferito in blocco ad un'altra. Occorre osservare ogni singolo caso.
Un setter blue-belton con naso nero, labbra nere, occhi scuri etc., sebbene possa presen-tare pelame prevalentemente bianco, è a posto con i nervi come un setter scozzese connotato correttamente. Al contrario, nasi, labbra, mar -gini palpebrali, plantari rosati, occhi chiari ed unghie bianche, nei bleu-belton molto chia -ri, danno adito a preoccupazioni quanto una grande macchia sul petto, dita bianche, punta della coda bianca nel setter scozzese.

Appena si nomina la riproduzione in consan-guineità, si ha una strabiliante reazione super -stiziosa. Eppure Sir Edward Laverack creò il setter che porta il suo nome proprio median
Bellissima femmina di Setter Inglese blue-belton con arancio.
Foto: Dorsch-Rieger
-te la più stretta riproduzione in consanguineità. Per riproduzione tra consanguinei si intende l'accop-piamento di animali imparentati da vicino, mentre per riproduzione incestuosa si intende l'accoppiamen -to di parenti più stretti come padre-figlia, madre-figlio, sorella-fratello. La differenza tra riprodu- zione consanguinea e riproduzione incestuosa è solo una differenza di grado.
Il tipo di riproduzione seguita in genere è la riproduzione incrociata, cioè l'accoppiamento di animali completamente estranei.
Il motivo per cui gli allevatori evitano per quanto possibile la riproduzione tra consanguinei è la falsa credenza che essa provochi difetti. La riproduzione fra consanguinei in realtà rende soltanto visibili i difetti genetici già presenti negli avi, perchè realizza una spaccatura dei caratteri ereditari misti: le coppie di geni disuguali (dominanti-recessivi) vengono ridotte a favore delle coppie uguali (doppie do-minanti o doppie recessive).


Setter inglese tricolore. Foto:Dorsch-Rieger
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