CARATTERISTICHE E PASSATO: IL 'BACKGROUND' DI UN CANE OSPITATO IN UN CANILE RIFUGIO
Adottare un cane da un canile è un gesto di grande umanità e degno di ogni rispetto. Tuttavia l’adozione non deve essere considerata come una decisione terminata con l’entrata del cane in casa e non può prescindere dalla conoscenza delle situazioni, più o meno impegnative, che ci si potrebbe trovare ad affrontare. Tali situazioni possono dipendere da:
Caratteristiche fisiche del cane: quali genere, età, razza (per i soggetti di razza pura), condizione riproduttiva (soggetto intero o castrato/sterilizzato), possibili patologie in atto o pregresse (parassitosi, patologie fisiologiche o articolari, ecc.).
Caratteristiche comportamentali: quali socializzazione inter- e intra-specifica, docilità, aggressività.
Passato dell’animale: condizioni di gestione precedenti (in casa o all’aperto, con bambini o senza, tempo mediamente trascorso da solo in una giornata), motivo dell’abbandono, lavoro precedentemente svolto dal cane (ad es. guardia o caccia).
Stabulazione all’interno del canile ospitante: arricchimento ambientale, spazio a disposizione, educazione di base effettuata, interazione con altri cani e con persone.
Purtroppo, spesso non è possibile ottenere tutte queste informazioni. Non sempre infatti i cani sono dati in adozione al canile da persone che conoscono le condizioni precedenti e anche quando questo si verifica, non è scontato che le informazioni riferite siano veritiere e complete. Molti proprietari tendono a minimizzare o a nascondere i problemi comportamentali causa di abbandono del proprio animale, temendo che segnalandoli si possano ridurre le possibilità di successive adozioni e per evitare giudizi negativi sul proprio operato (Di Giacomo et al., 1998). In poche parole bugie più o meno “a fin di bene” che però possono ricadere sulla relazione che si instaura con l’eventuale successivo proprietario.
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PRINCIPALI CAUSE DI ABBANDONO
Le cause di abbandono possono essere molteplici, ma in generale possono essere legate ad aspetti che riguardano:
1) Il proprietario: traslochi, problemi di alloggio (Salman et al., 1998), sfratto, cambiamenti di vita come il trasferimento in casa di riposo per persone anziane, nascita di un figlio o cambio di partner (Houpt et al. 1996), ristrettezze economiche (Marston e Bennett 2003).
2) L’animale: iperattività, eliminazioni inappropriate, abbaiare eccessivo (Miller et al., 1996; Salman et al., 1998), timidezza eccessiva, distruzione di oggetti, fughe, aggressività inter e/o intra- specifica (cioè verso altri cani e/o altre specie, come l’uomo) (Wells e Hepper, 2000).
E’ stato stimato che oltre il 90% dei cani domestici esibisce uno o più comportamenti “sgraditi” (Vacalopulos e Anderson, 1993) e molti proprietari ritengono che in caso di “problemi comportamentali” l’unica soluzione sia l’affidamento a un canile (Patronek et al., 1996; Salman et al., 1998; Wells 1996). Di fatto, più del 30% dei cani (1 su 3) viene abbandonato per problemi di questo tipo (Wells, 1996).
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FIG.1 (Edoardo Colloridi) CAUSE DI ABBANDONO IN CANILE. (Wells, 1996)
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BENESSERE DELL’ANIMALE IN CANILE
L’ambiente e gli stimoli circostanti hanno un’influenza sul comportamento del cane, e questo vale anche per le condizioni di vita offerte dal canile ai cani ospitati, quali le dimensioni del box, stimoli visivi, olfattivi, possibilità di socializzazione con conspecifici o con esseri umani. Ad esempio, il semplice posizionamento della cuccia in prossimità della parte aperta del box raddoppia il numero di volte in cui il cane sosta in questa zona, dove presumibilmente può recepire il maggior numero di stimoli e relazionarsi con essi (Wells e Hepper, 2000). |
FIG.2 (Edoardo Colloridi) EFFETTO DELLA POSIZIONE DELLA CUCCIA SUL COMPORTAMENTO DEL CANE NEL BOX (Wells & Hepper, 2000) |
Anche sottoporre il cane durante la sua permanenza in canile a una particolare stimolazione olfattiva tramite la diffusione nell'ambiente di essenze oleose può determinare un suo atteggiamento particolare: odori come la lavanda determinano l’espressione maggiore di comportamenti quali il restare nella cuccia e minore tempo speso per la deambulazione, al contrario di odori come la menta che determinano invece un’espressione maggiore di movimento, stazionamento eretto e vocalizzazioni (Graham et al. 2005). |
FIG.3 (Edoardo Colloridi) EFFETTO DELLA STIMOLAZIONE OLFATTIVA SUL COMPORTAMENTO DEL CANE IN BOX IN CANILE (Graham et al., 2005) |
E’ importante perciò informarsi delle condizioni di vita offerte dal canile ai cani ospitati, in particolar modo riguardo a:
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spazio a disposizione (box del singolo cane e presenza di aree aperte in cui vengono lasciati liberi in determinati momenti della giornata)
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possibilità di contatti sociali con altri cani (numero medio di cani ospitati, struttura dei box che permetta o meno il contatto almeno visivo tra i cani)
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possibilità di contatti sociali con persone (numero di persone operanti nel canile tra gestori e volontari, numero di visite da parte di estranei)
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consulenza da parte di professionisti del settore (se il canile è seguito da un veterinario esperto in comportamento e da un educatore cinofilo).
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PROBLEMATICHE RISCONTRATE NEI CANI ADOTTATI
Spesso i cani ospitati in canile manifestano un intenso bisogno di interazioni con l’uomo, attraverso comportamenti quali la ricerca di prossimità e contatto fisico (Gàcsi, Topàl, Miklòsi e altri, 2001). La rottura traumatica del rapporto con il proprietario al momento dell’abbandono, giustificherebbe la predisposizione di questi cani a sviluppare, una volta adottati, problemi legati alla separazione, manifestati con eliminazione inappropriata, distruzione di oggetti ed eccessive vocalizzazioni in assenza del proprietario (McCrave 1991; Jagoe 1994). Il problema può essere ulteriormente aggravato, se il nuovo proprietario soddisfa ogni richiesta di attenzione da parte del cane. Pertanto non solo l’abbandono ma anche la scorretta gestione del cane da parte del nuovo proprietario può essere causa di problemi legati alla separazione.
In poche parole, tanto può far male ad un cane l’abbandono quanto la successiva adozione da parte di un proprietario iper-protettivo ed eccessivamente affettuoso.
Più in generale uno studio di Wells e Hepper (2000) effettuato su 556 cani adottati presso un canile, riporta che circa il 70% dei soggetti presi in esame presenta almeno un problema comportamentale e un quarto di questi animali ne presenta almeno tre. |
| Di seguito vengono riportati nel dettaglio i problemi riscontrati: |
FIG.4 (Edoardo Colloridi) PROBLEMI COMPORTAMENTALI RIFERITI DAI PROPRIETARI DOPO 4 SETTIMANE DALL’ADOZIONE IN CANILE (Wells & Hepper, 2000) |
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I CANI DA CACCIA
L’attività venatoria è stata precedentemente citata tra le caratteristiche da considerare riguardo il background dell’animale, questo poiché alcuni comportamenti sgraditi o inaspettati possono essere una conseguenza del coinvolgimento del cane in questa attività o della predisposizione di razza.
Come Coren afferma nel suo bestseller “L’intelligenza dei cani”, l’uomo ha modificato sistematicamente l’intelligenza istintiva (cioè quella capacità di adoperarsi per finalizzare un istinto quale ad esempio quello di predazione) in alcuni soggetti, al fine di esaltare la fase appetitiva della predazione (seguita, punta) e diminuire invece quella consumatoria, cioè di aggressione e ingestione vera e propria della preda, che spetta al suo conduttore. Coren stesso afferma che, benché l’addestramento renda questo comportamento più preciso e controllabile, la sua proposizione in un cane appartenente a una razza da caccia è innata.
Uno studio compiuto da Lindberg (2004) con la collaborazione del Flatcoated Retriever Club Svedese (SFRC) e dell’ Ente Nazionale della Cinofilia Svedese, durato otto anni su più di 1000 soggetti di Flatcoated Retriever, ha cercato di stimare l’ereditabilità genetica di alcuni comportamenti richiesti da un cane da caccia specializzato nel riporto e di individuare l’esistenza di caratteristiche chiare della personalità di questa razza da caccia.
I cani sono stati sottoposti a varie prove, misurando l’intensità della reazione tramite una scala di punteggi, assegnati da due esaminatori certificati SFRC.
Lo studio sembra evidenziare in questa razza da caccia la tendenza a esprimere comportamenti tipici dell’attività venatoria (Fig.5 e 6). Purtroppo tali risultati sono limitati alla razza in questione.
Alcuni dei risultati vengono qui riportati: |


FIG.5 e FIG.6 (Edoardo Colloridi) ESPRESSIONE MEDIA DEL COMPORTAMENTO DI UN CANE DA CACCIA RETRIEVER (Lindberg et al., 2004)
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Tuttavia, un altro studio, svolto su ben 31 razze per un totale di più di 13.000 cani, considera le caratteristiche della personalità di un cane quali “attitudine al gioco”, “curiosità/attitudine all’esplorazione”, “socievolezza” e “aggressività”: i risultati suggeriscono una grossa differenza tra le razze considerate per quanto riguarda le caratteristiche in questione. Ad esempio, la selezione per l’utilizzo in prove di lavoro (qual è il caso di molte razze da caccia) sarebbe correlata con l’attitudine al gioco e alla predazione.
I comportamenti che un proprietario deve aspettarsi da un cane appartenente a una razza da caccia o da un meticcio incrociato con una di queste razze sono, per sommi capi: |
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FIG.7 Punta
Alzando una zampa, sedendosi in direzione della preda, o inseguendo la preda per “frullarla” (cioè farla volare via per permettere al cacciatore di abbatterla).
(Foto
per gentile concessione di www.notizie.virgilio.it) |
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FIG.8 Riporto
L’individuazione del punto di caduta della preda, la sua presa ed il riporto al proprietario.
(Foto per gentile concessione di www.notizie.virgilio.it) |
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FIG.9 Seguita
L’inseguimento di una preda, che può essere a vista, o tramite il fiuto e segnalazione della distanza da essa tramite l’abbaio.
(Foto Sabine Middelhaufe)
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FIG.10 Caccia in tane a terra.
La segnalazione tramite abbaio e lo “stanare” la preda.
(Foto per gentile concessione di www.notizie.virgilio.it)
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Tali comportamenti, frutto della selezione, possono essere stati ulteriormente esaltati tramite l’addestramento e possono essere facilmente riscontrati in un cane di questo tipo. In questi soggetti oltre alle problematiche comportamentali conseguenti all’abbandono e alla permanenza in canile, dobbiamo considerare anche l’espressione di quei comportamenti tipici della razza da caccia eventualmente rinforzati durante l’addestramento all’attività venatoria con il precedente proprietario.
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UN PRIMO APPROCCIO CORRETTO ED IL RINFORZO DELLA RELAZIONE CON UN CANE
Il primo approccio
Qualora se ne abbia la possibilità, è consigliabile effettuare una serie di visite periodiche al cane nel canile che lo ospita.
Anche nel caso in cui ciò non fosse possibile (per distanza geografica o indisponibilità della struttura), il primo approccio ad un cane dovrebbe essere eseguito come segue: |
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- utilizzate movimenti calmi e naturali; parlate normalmente, usando un tono di voce calma
- non utilizzate indumenti che nascondono gli occhi o il volto (cappelli, sciarpe, occhiali da sole) e possibilmente evitate di utilizzare profumo (FIG.11)
(Foto per gentile concessione di www.fashoncloser.com)
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- Avvicinatevi al cane di lato, con traiettoria semicircolare; evitate di avvicinarvi frontalmente (FIG. 12, (Edoardo Colloridi) |

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- Evitate di guardare il cane direttamente negli occhi (FIG.13)
(Foto per gentile concessione di
www.creatureantichevivono ancora.forumcommunity.net) |
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- Una volta vicino, assumete una posizione accovacciata, fianco a fianco con il cane (FIG.14)
(Foto per gentile concessione di
www.centrocinofilovilladriana.assiolo.com) |

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- Proponete dal basso il palmo della mano al cane, in modo che possa annusarlo e prendere confidenza con il vostro odore (FIG.15)
(Foto Edoardo Colloridi)
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Nel complesso, questi comportamenti hanno la funzione di trasmettere al cane segnali propri di un approccio amichevole e di metterlo in condizione di esplorarvi il più possibile tramite la vista, l’olfatto e il tatto.
Diverso sarebbe invece un avvicinamento frontale, in posizione eretta, guardando il cane dritto negli occhi e magari sorridendo, parlando a voce alta e ponendo una mano sulla sua testa. (FIG.16)
Questi segnali, per noi distensivi, possono essere interpretati dal cane come un’intenzione offensiva, poiché richiamano il comportamento di un cane aggressivo: approccio e sguardo diretto, esposizione dei denti, vocalizzazioni (ringhi o abbai) e contatto fisico diretto alla testa. |
FIG.16 (Per gentile concessione di www.unipi.it |
Qualora il cane mostri paura nei vostri confronti e ciò non consenta l’approccio precedentemente descritto, meglio non insistere. Armatevi di pazienza e aspettate che sia il cane a decidere di avvicinarsi a voi. Un valido aiuto potrebbe essere di porvi all’interno dell’area in cui avviene l’incontro, vicino ad un operatore del canile già conosciuto dal cane. Permettete al cane di avvicinarsi a voi più volte senza interagire con lui, in modo da abituarlo alla vostra presenza. Quando il cane si mostrerà più confidente, potete cominciare a premiare questo comportamento, dapprima posando un bocconcino vicino a voi e successivamente presentandolo dal palmo della vostra mano, posta a livello del terreno.
Il rinforzo della relazione
Una volta che il cane ha preso confidenza con voi, potete fargli associare la vostra presenza a qualcosa di piacevole. Utilizzate del cibo (come un bocconcino) o le carezze (se gradite al cane) per premiare lo spontaneo avvicinamento del cane a voi. Meglio riservare il gioco è per un momento successivo, quando il rapporto con il cane sarà consolidato, poiché è un’attività che facilmente porta il cane ad essere eccitato e quindi meno controllabile, soprattutto durante i primi incontri.
Potete verificare che il cane vi associa a qualcosa di piacevole da una serie di comportamenti, quali lo |
scodinzolio, il suo avvicinamento verso di voi, la ricerca di contatto fisico e lo stare in vostra prossimità.
E’ in questo momento che potete iniziare a gestire la sua attenzione. L’attenzione espressa selettivamente verso un essere umano è riconoscibile da diversi segnali, alcuni sono gli stessi già precedentemente descritti (avvicinamento e mantenere la prossimità) cui si aggiungono l’orientamento del muso e, talvolta, di tutto il corpo in vostra direzione. Per rinforzare questo comportamento, chiamate il cane con il suo nome, nel momento in cui riconoscete questi segnali di attenzione, ditegli “bravo” e premiatelo. (FIG.17)
> Segue parte 2:
IL CANE IN CASA. OBBEDIENZA DI BASE E GESTIONE DELLE RISORSE: LA COSTRUZIONE DEL RAPPORTO
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(Foto per gentile concessione di www.cyberdogsmagazine.com/educarecane.htm)
(Foto iniziale Sabine Middelhaufe)
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